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Foreste create o migliorate Bosco di Mestre

Italia

Perché abbiamo sostenuto questa foresta?

Grande quasi il doppio dell’isola di Murano, questo bosco urbano si inserisce nel contesto cittadino del Comune di Venezia.

Storia della foresta

Il Bosco di Mestre è uno dei più importanti progetti ambientali con cui il Comune di Venezia sta valorizzando il territorio. Con i suoi 230 ettari – circa il doppio della superficie di Murano – rappresenta un vero bosco urbano inserito nel contesto cittadino: un polmone verde prezioso, nel cuore della terraferma veneziana.

L’idea di dotare Mestre di un grande bosco periurbano nasce intorno al 1984, grazie a un forte movimento ambientalista che si oppose alla costruzione di un nuovo ospedale vicino al boschetto di Carpenedo. Da quella mobilitazione prese forma un progetto lungimirante che oggi è diventato una realtà concreta per la città.

Questo progetto nasce con un obiettivo chiaro: incrementare la biodiversità, ripristinando i boschi di pianura e rinaturalizzando i corsi d’acqua. Il grande polmone verde è composto da Bosco di Carpenedo, Bosco dell’Osellino, Bosco di Campalto e le vaste aree Querini con i Boschi Ottolenghi e Franca. Tra queste zone boscate che circondano Mestre, emerge il Bosco di Zaher, così chiamato in memoria del migrante afghano Zaher Rezai.

Dove si trova la foresta

Come abbiamo migliorato la foresta

Nel 2026 l’area del Bosco di Zaher è interessata da interventi di gestione forestale responsabile, con l’obiettivo di curare e ampliare questo ecosistema attorno alla città. Il progetto vuole ingrandire il bosco, aggiungendo circa 3.000 metri quadri di nuovi alberi. Le specie selezionate valorizzano anche funzioni meno conosciute del bosco, come la produzione di frutti, la concentrazione di specie mellifere per l’apicoltura, la creazione di habitat per gli uccelli e fauna delle zone umide, come gli anfibi.

Alcune zone vedono la rimozione, tramite interventi di diradamento, degli alberi che crescono troppo velocemente o che non appartengono alle specie tipiche del territorio, insieme alle piante morte, malate o deperienti. In un’area specifica sarà inoltre previsto l’impianto di specie autoctone più resilienti, adatte alle caratteristiche ambientali del sito.

Gli interventi di diradamento e pulizia sono considerati fondamentali dagli esperti forestali perché permettono di garantire più luce, spazio e risorse alle piante che costituiscono l’equilibrio naturale del bosco. In questo modo si tutelano specie preziose come farnie, frassini e carpini, favorendo una crescita più duratura e armoniosa dell’intero ecosistema.

Tra i principali benefici ci sono la protezione della terraferma dal rischio di alluvioni, la rinaturalizzazione e l’aumento della biodiversità, la creazione di nuovi spazi per svago, benessere e tempo libero e infinte attività di educazione ambientale.

Un bosco curato e gestito in modo responsabile è un bosco più sano, stabile e capace di affrontare i cambiamenti climatici. Per questo, insieme a Etifor, spin-off dell’Università di Padova specializzato in consulenza ambientale, sono state individuate le aree di intervento e definite le azioni necessarie per migliorare la gestione forestale del Bosco di Mestre.

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