Biden, accordo di Parigi, clima: cosa ci aspetta nei prossimi anni

Secondo l’ONG Climate Action Tracker – un’organizzazione indipendente che studia ed analizza le azioni dei governi per contrastare i cambiamenti climatici – il surriscaldamento globale potrebbe diminuire sensibilmente entro la fine del 2100 per una diverse variabili mutati, non meno importante  la sconfitta di Donald Trump. Ma è ancora difficile sbilanciarsi in previsioni. Intanto, nel giorno dell’ufficiale insediamento di Joe Biden alla presidenza, gli Stati Uniti rientrano nell’accordo di Parigi sul clima.

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Gli Stati Uniti rientrano nell’accordo di Parigi: che cosa significa e che conseguenze avrà?

«Oggi l’amministrazione Trump ha ufficialmente abbandonato l’Accordo di Parigi sul clima. Tra esattamente 77 giorni, l’amministrazione Biden vi rientrerà». Queste le parole utilizzate in un celebre tweet di Joe Biden il 4 novembre 2020, in risposta alla decisione di Trump di uscire dagli accordi sul clima ed al suo, per così dire, leggero scetticismo sulle conseguenze dei cambiamenti climatici. Ora che l’ex vice-presidente di Barack Obama ha vinto le elezioni, salvo clamorose sorprese, speriamo manterrà la propria parola. Cosa comporterà, concretamente, il rientro degli Usa nell’Accordo? E come funzionerà, tecnicamente?

Accordo di Parigi del 2015: chi ha raggiunto gli obiettivi e chi no

Con la ratifica dell’Accordo di Parigi del 2015, gli impegni climatici presentati all’ONU dai singoli stati passarono dall’essere Intended Nationally Determined Contribution (INDC), ovvero, “Contributi promessi stabiliti a livello nazionale“, ai cosiddetti Nationally Determined Contributions (NDC) ovvero “Contributi Nazionali Determinati“: erano obiettivi climatici che i vari stati si erano dati – in maniera totalmente autonoma – per contribuire a mantenere la crescita della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi.

L’Unione europea, ad esempio, aveva già definito nel 2014 il proprio impegno attraverso il quadro per il clima e l’energia 2030 adottato dal Consiglio d’Europa e che possiamo riassumere con tre dati:

  • – 40% di emissioni
  • + 27% di rinnovabili nel consumo finale di energia
  • + 27% d’efficienza energetica

Nonostante l’intesa dell’Accordo di Parigi gli obiettivi che si sono dati gli Stati sono troppo deboli e, anche se tutti dovessero applicarli con la massima serietà, la temperatura globale crescerà oltre l’obiettivo di mantenere la crescita inferiore ai 2 gradi centigradi.

Ma quali sono i paesi che hanno adottato gli obiettivi in linea con l’accordo di Parigi? E quali si sono posti obiettivi maggiori? I dati sono forniti sempre da Climate Action Tracker e ci restituiscono un’istantanea aggiornata al 4 gennaio 2021. In base all’Accordo di Parigi nel 2015, i governi hanno formalmente riconosciuto che i loro obiettivi climatici nazionali collettivamente non avrebbero raggiunto il proponimento di limitare il riscaldamento a 1,5 gradi centigradi. Quindi si sono impegnati a fare il primo aggiornamento dei loro obiettivi per il 2030.

Dalla cartina e dalla legenda è abbastanza facile desumere quali siano i paesi virtuosi e quali i meno virtuosi. Ed un dato su tutti emerge in maniera molto evidente: ci sono paesi che non hanno presentato alcun obiettivo aggiornato, cioè non hanno alcuna strategia per raggiungere entro il 2030 o il 2050 il piano di riduzione del riscaldamento globale nei limiti di 1,5 gradi centigradi. Sono tantissimi: 164. Questo numero induce ad un forte pessimismo sulla possibilità di raggiungere il target fissato dalla Conferenza di Parigi.

Cosa è cambiato negli ultimi mesi?

Ci sono alcune buone notizie arrivate verso la fine del 2020: c’è stata la dichiarazione del presidente cinese Xi Jinping alle Nazioni Unite di voler diventare carbon neutralità entro il 2060. Secondo alcuni ricercatori, solamente questa azione da parte della Cina potrebbe ridurre il riscaldamento da 0,2 a 0,3 °C entro la fine del secolo. Ma anche Giappone, Corea del Sud, Sudafrica e Canada si sono impegnati per le emissioni zero entro il 2050.

L’elezione di Joe Biden a Presidente degli Stati Uniti ha portato ad un altro cambiamento significativo per le prospettive climatiche globali: al contrario del suo predecessore, Donald Trump, la lotta al cambiamento climatico sarà una consistente parte del programma di Biden a partire proprio dal 2021: gli Stati Uniti hanno promesso zero emissioni nette entro il 2050, mossa che ridurrebbe la temperatura globale di 0,1 °C per la fine del 2100.

In questo video potete trovare un riassunto sulla strategia per il clima che l’amministrazione Biden porterà avanti nei prossimi anni. Sperando che tutte le promesse vengano rispettate.

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