David Attenborough: la vita straordinaria di un naturalista fuori dagli schemi

Sir David Frederick Attenborough (Isleworth, 8 maggio 1926) è un naturalista britannico, pioniere del documentario naturalistico e uno dei massimi divulgatori scientifici a livello mondiale. Ha realizzato documentari naturalistici trasmessi da numerosi reti per più di 50 anni; conosciuto in tutto il mondo per aver scritto e presentato Life series per la BBC, ua serie di documentari che costituiscono una delle più complete indagini sulla vita della Terra. Conosciamo meglio la vita straordinaria di questo naturalista fuori dagli schemi.

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David Attenborough e il documentario naturalistico negli anni ’50

«Fu un compito arduo e complesso assicurare un viaggio confortevole al lamantino, per il quale fu installata su un ponte del bastimento una speciale piscina di canapa. Per soddisfare gli enormi appetiti degli animali durante i diciannove giorni di traversata fu necessario imbarcare una gran quantità di provviste, tra cui milletrecentocinquanta chili di lattuga, quarantacinque chili di cavoli, centottanta chili di banane, settanta chili di erba verde e venti chili di ananas.»

Questo è un estratto del libro “Avventure di un giovane naturalista” di David Attenborough, racconto autobiografico di David Attenborough sulle sue prime esperienze come documentarista per la BBC. È uscito in questi giorni anche in Italia (traduzione di Alessandro Zabini), per Neri Pozza, ed è la miglior chiave di lettura possibile per comprendere l’incredibile successo riscosso da lì in avanti dal naturalista di Isleworth. E’ considerato il più famoso e autorevole divulgatore scientifico britannico ed il suo nome è ormai diventato sinonimo di una sola cosa: il documentario naturalistico. Ma come è iniziata la carriera di questo documentarista straordinario?

Era il 1952.
All’epoca i documentari dedicati al regno animale erano dirette da un certo George Cansdale, direttore dello zoo di Londra che, in barba alle normative vigenti in materia di maltrattamento degli animali, trasportava ogni settimana le creature più improbabili dallo zoo allo studio televisivo, le appoggiava sopra un tavolo per analizzarle, descriverne le caratteristiche e l’anatomia, tutto in diretta tv e con il rischio reale che l’animale potesse giocare brutte sorprese; morsi, fughe ed altre problematiche erano all’ordine del giorno durante la trasmissione, ma questo faceva parte della diretta ed anche, forse, dello spettacolo. Anche i “coniugi Denis” nella serie “Below the Sahara”On safari dai coniugi Armand e Michaela Denis, all’epoca, avevano nella divulgazione scientifico/naturalistica la loro principale occupazione: cortometraggi di mezz’ora che mostravano, in maniera piuttosto monotona e routinaria, gli animali filmati nel loro ambiente naturale.

La rivoluzione nei documentari naturalistici di David Attenborough 

Il 1954 è l’anno in cui inizia la svolta per David Attenborough che, imparata la lezione dai programmi di Cansdale e dei Denis, cerca di discostarsi da quel format che aveva caratterizzato gli anni precedenti: in Zoo Quest vennero mostrati i viaggi, le bellezze dei paesi visitati e le rocambolesche operazioni di cattura degli animali. La prima stagione venne prodotta nel 1954 e nelle sue poche puntate venne narrata la ricerca, attraverso le foreste della Sierra Leone, di un affascinante ed elusivo uccello tropicale che mai era stato conservato in uno zoo europeo, il picatarte collobianco (Picathartes gymnocephalus).

Il programma si rivelò un successo: la BBC capì subito quanto il pubblico fosse affamato di programmi che trattavano il tema della natura e del regno animale; Zoo Quest conteneva la narrazione naturalistica e il diario di viaggio delle missioni nelle foreste tropicali, senza però perdere il format della diretta televisiva grazie alla parte conclusiva del programma in cui animali insoliti venivano mostrati nello studio londinese. Per questo programma Attenborough insistette nel voler utilizzare cineprese portatili con negativi a colori da 16 mm, quando ai tempi lo standard tra i professionisti erano i 35 mm: nonostante la pellicola da 16mm fosse vista come “cosa da dilettanti”, all’epoca, avevano il vantaggio che le cineprese erano estremamente più leggere e quindi molto più facili da trasportare e maneggevoli nelle fitte foreste tropicali e subtropicali.

Una curiosità: Attenborough, come da accordi con la BBC, non sarebbe dovuto essere il presentatore del programma a causa dei dei suoi grossi e appariscenti denti frontali che venivano visti, probabilmente, come un difetto dai piani alti della BBC. Secondo i piani Attenborough avrebbe fatto da produttore e supervisore scientifico al programma (oltre a occuparsi dell’audio durante le spedizioni), e il volto di Zoo Quest, anche secondo le indicazioni di Attenborough, avrebbe dovuto essere Jack Lester, il curatore del rettilario allo zoo londinese. Purtroppo quest’ultimo, dopo la prima spedizione in Africa, accusò i sintomi di una malattia tropicale tanto che riuscì a presentare solo la prima puntata prima che le sue condizioni peggiorassero e lo portassero alla morte: inutile dire che il presentatore designato fu proprio David Attenborough.

Una curiosità: Attenborough, come da accordi con la BBC, non sarebbe dovuto essere il presentatore del programma a causa dei dei suoi grossi e appariscenti denti frontali che venivano visti, probabilmente, come un difetto dai piani alti della BBC. Secondo i piani Attenborough avrebbe fatto da produttore e supervisore scientifico al programma (oltre a occuparsi dell’audio durante le spedizioni), e il volto di Zoo Quest, anche secondo le indicazioni di Attenborough, avrebbe dovuto essere Jack Lester, il curatore del rettilario allo zoo londinese. Purtroppo quest’ultimo, dopo la prima spedizione in Africa, accusò i sintomi di una malattia tropicale tanto che riuscì a presentare solo la prima puntata prima che le sue condizioni peggiorassero e lo portassero alla morte: inutile dire che il presentatore designato fu proprio David Attenborough.

Indonesia, Sierra Leone, Paraguay, Guyana, Madagascar: le spedizioni di Attenborough e del cameraman cecoslovacco furono sempre più apprezzate dal pubblico per l’entusiasmo, la competenza e la spontaneità con cui erano in grado di raccontare la natura.

«Nel 1958 ci recammo in Paraguay a cercare armadilli. Può essere necessario motivare un tale viaggio alla ricerca di un animale il cui fascino è forse poco evidente. Gli animali ci attraggono per molte ragioni. Gli uccelli sono amati da molti per la loro squisita bellezza, i grandi felini per la loro grazia, agilità e forza, […] le scimmie per l’intelligenza dispettosa e quasi umana. Gli armadilli non possiedono alcuna di queste caratteristiche. […] Eppure possiedono una qualità che a mio parere è più affascinante di qualunque altra, ovvero un amalgama di esotico, di fantastico e di antico, che l’aggettivo “strano” può sintetizzare solo in modo inadeguato.»

In Italia, e forse anche in Europa, Attenborough è sicuramente conosciuto ma non così famoso: nel Regno Unito, invece, è sinonimo di natura in televisione, è un’icona, un padre della patria insomma, un riferimento assoluto tanto che Netflix ha pubblicato un documentario dal titolo “A Life on our Planet”, che racconta la vita del divulgatore scientifico e le catastrofi sul Pianeta di cui lui stesso è stato testimone.