È tempo di plogging, correre e prendersi cura dell’ambiente

Nato in Svezia è uno sport che unisce la corsa e la raccolta dei rifiuti abbandonati. Ecco perché il plogging sta diventando una moda anche in Italia.

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Un modo per tenersi in forma e rendere vivibile l’ambiente che ci circonda. Una sorta di attivismo sportivo che prevede di fare sport, in questo caso correre, e di raccogliere i rifiuti che si trovano lungo il percorso. È il cosiddetto plogging, ovvero un termine nato in Svezia che deriva dall’unione della parola inglese jogging e plocka upp, che in svedese significa letteralmente raccogliere. Raccogliere rifiuti facendo ginnastica.

Perché il plogging piace

Armati di scarpe da running, guanti e sacchetti, chi partecipa a queste iniziative non solo si mantiene in forma e pratica attività sportiva all’aria aperta, ma contribuisce a rendere più pulito il parco, il quartiere e la città in cui vive. Nato a Stoccolma da un gruppo di amici che condividevano l’amore per lo sport si è rapidamente diffuso in tutto il mondo, grazie anche ai social network: da pochi scatti condivisi sui loro profili, il plogging ha conquistato centinaia di appassionati. Anche perché fare jogging e rendere più vivibili le nostre città è una pratica che ha dei risvolti positivi per il benessere psicofisico di chi lo pratica.

Il plogging in Italia

Anche in Italia sono decine i gruppi già attivi che praticano il plogging. Come il Keep Clean and Run (KCR), fondata da Roberto Cavallo già nel 2014, che promuove in tutta Italia azioni di pulizia e di partecipazione attiva con eventi dedicati. Lo scorso anno ha percorso oltre 700 chilometri lungo tutto il Po per pulire le sponde del fiume dai rifiuti abbandonati. I gruppi e le associazioni che praticano il plogging attivamente sono sparse un po’ ovunque in Italia, da Torino a Bergamo, passando per Monza, Firenze a Bologna. Non resta che trovare quello più vicino a voi!

Foto © Stefano Gambetta