Il paese dolomitico di Ornella e la leggenda del ghiacciaio della Marmolada

Se seguite il sentiero dolomitico che da Livinallongo – Col di Lana si inerpica verso ovest incontrerete dopo alcuni minuti, una decina per i più allenati, un altro sentiero che porta ad un paese chiamato Ornella. Dovete sapere che nei mesi che vanno da novembre fino a febbraio inoltrato i raggi del sole non battono su questi tetti. In questo paese vivono Michele e Barthel ed inizia il racconto leggendario della nascita del mitico ghiacciaio della Marmolada 
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La leggenda narra che un tempo i pendii della Marmolada fossero interamente ricoperti di verde, gli uomini lavoravano e le mucche pascolavano libere e felici. Nel paese chiamato Ornella abitavano, moltissimi anni fa, due fratelli: Michele era il più anziano e Barthel il più giovane. Il padre era mancato da poco ma aveva lasciato una ricchissima eredità ai due figli: un maso a testa, un bosco e tantissimi prati da utilizzare come terreno di pascolo.

Si narra che i due fratelli, invece di accontentarsi della lauta eredità, iniziarono a litigare per dividersi dei campi sopra la località di Fedaia che non erano stati assegnati a nessuno di loro. Il padre deceduto, infatti, poco si preoccupava del fieno lasciato in quei campi: non avevano un gran valore a causa della loro distanza rispetto al centro abitato. Quel fieno rimaneva sempre lì, sui prati della Marmolada, ed a niente valse l’intervento del giudice di Livinallongo che invano aveva tentato di riappacificarli.

Ma il fratello più giovane, Barthel, non ci stava e convinse il giudice di Livinallongo ad assegnargli in eredità quei prati arrivando a giurare che il padre li aveva promessi a lui. Detto, fatto: il giudice decise che quei prati sarebbero andati in eredità a Barthel, con buona pace di Michele. Ma la reazione di questo fu furibonda: accusò il fratello di falso giuramento, maledì quei prati e l’erba che vi cresceva augurandosi che “una neve eterna li ricoprisse e seppellisse quello spergiuro e farabutto del fratello”. Passarono cinque anni e Barthel iniziò ad andare avanti indietro, su e giù per il sentiero a raccogliere il fieno in quei “prati maledetti”: ogni giorno saliva fino alla sella del Padon, riscendeva per Fedaia dove ancora c’erano i vecchi fienili costruiti dal padre e lì rimaneva, fino a che il fieno non sarebbe stato portato nel paese di Ornella per essere utilizzato.

L’incessante lavoro di Barthel proseguì senza sosta fino al giorno della festa della “Madonna della neve”, una delle ricorrenze più attese della zona: si celebra il 5 agosto ed in questa data tutti i contadini sospendono il lavoro per andare alla funzione e celebrare la giornata dedicata alla Madonna. Tutti, tranne Barthel. A lui non piaceva mai stare con le mani in mano e, nonostante il tempo si stesse rannuvolando decise di salire sui prati della Marmolada con un grosso telo di lino per raccogliere e trasportare il fieno. La moglie, vedendolo lavorare nel giorno in cui doveva invece santificare la Madonna, si lamentò del suo comportamento rimproverandogli che avrebbe potuto offenderla. La risposta di Barthel non si fece attendere:

«Madonna della neif n ca,
Madonna dela neif n la.
L’è bon che è mi fin to teobià»

«Madonna della neve di qua
Madonna della neve di là.
E’ bene che il mio fieno sia nel fienile.»

Barthel, tornando su per il sentiero a raccogliere il fieno per portarlo nel fienile, si accorse che il cielo era già ricoperto di nuvole e guardando le creste a destra e sinistra gli sembrava che queste facessero delle facce strane, minacciose, come se si deformassero muovendosi. Rapidamente il cielo divenne nero e, nel bel mezzo dell’estate, iniziò a cadere una quantità incredibile di neve tanto che Barthel, spaventato a morte, decise di lasciare il carico che aveva in spalla e tremante si nascose sotto il fieno. La neve continuò a cadere fitta e copiosa, sotterrando completamente il povero Barthel: ne cadde talmente tanta da ricoprire tutti i prati “e ancora oggi, quelli che prima erano i verdi pascoli e prati della Marmolada, con le loro erbe profumate e i loro fiori variopinti, sono interamente ricoperti da un possente strato di ghiaccio: il ghiacciaio della Marmolada.”

[Racconto liberamente ispirato dal libro “Le Dolomiti nella leggenda” di Ulrike Kindl]

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