Inquinamento in Veneto: adottare un albero aiuta a contrastarlo

Se guardate la mappa dell’inquinamento in Veneto potete notare un triste primato: Padova, la città dove il nostro team lavora e vive ogni giorno, è una delle province più inquinate del Veneto. Siamo in cima alle classifiche dell’inquinamento atmosferico in Europa: posizione in più, posizione in meno, rimane il fatto che i nostri livelli di Pm10, Pm2,5 e di ossidi d’azoto (NOx) sono ampiamente fuori controllo e di molto superiori ai valori ritenuti sicuri dalla legge e dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il momento di agire è qui ed ora e noi facciamo la nostra parte: adottare un albero è un gesto concreto che tutti possono fare. Non costa fatica e fa bene alla nostra città.
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I dati dell’Agenzia Ambientale Europea (EEA) sull’inquinamento

Secondo l’Agenzia Ambientale Europea (EEA) l’inquinamento atmosferico continua ad avere impatti significativi sulla salute della popolazione europea, in particolar modo per i cittadini delle aree urbane. Gli inquinanti sotto osservazione, in termini di rischio per la salute umana, sono le polveri sottili (Pm), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3).

L’inquinamento atmosferico ci riguarda tutti, senza distinzione d’età e di reddito, anche se una parte della popolazione è generalmente più colpita dall’inquinamento rispetto ad un’altra, a causa della maggior esposizione ai rischi ambientali: le fasce più deboli sono i bambini e gli anziani. Anche l’impatto economico dell’inquinamento in Veneto deve essere considerato: costi sanitari, accorciamento dell’aspettativa di vita, morti premature e giornate di lavoro perse.

 

Le campagne e i dati di Legambiente

Pensate che, secondo il rapporto di LegambienteMal’aria in città 2020“, ogni anno sono oltre 60mila le morti premature in Italia dovute all’inquinamento atmosferico che determinano un danno economico che solo in Italia oscilla tra 47 e 142 miliardi di euro all’anno. C’é molto poco da dire: «l’inquinamento atmosferico è al momento la più grande minaccia ambientale per la salute umana ed è percepita come la seconda più grande minaccia ambientale dopo il cambiamento climatico.»

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Se entriamo nello specifico delle città monitorate nel 2019 dalle campagne di Legambiente PM10 ti tengo d’occhio e Ozono ti tengo d’occhio, la città di Padova ed in particolare il quartiere Arcella è tra le  26 città capoluogo di provincia che hanno superato il limite giornaliero: Padova è la settima provincia più inquinata del nostro Paese. E vi diamo un altro dato agghiacciante: dal 2010 al 2019 Padova – assieme a Treviso, Vicenza, Verona e Venezia – ha sempre e costantemente superato il limite giornaliero di 50 microgrammi/metro cubo. In altre parole: sono 10 anni che ci stiamo costantemente inquinando.

 

Inquinamento a Padova: cause, dati, statistiche

Qualche mese fa il direttore dell’Arpav Andrea Marchesi, in una intervista al Mattino di Padova individua le stufe a legna come uno dei problemi chiave. “La legna bruciata nelle stufe incide per il 63% nelle emissioni in Veneto. Questo settore va messo assolutamente sotto controllo ma non sarà facile rottamare 1 milione e mezzo di vecchie stufe“. Altro elemento non secondario sono i concimi usati in agricoltura. “Lo ione ammonio che si usa nella fertilizzazione dei campi viene trasformato in pm10“, spiegano a Legambiente.  “Una sorta di Pm10 indiretto, generato da una reazione chimica. Tanto che, a volte, vengono sospese le fertilizzazioni.”

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Riduzione delle emissioni: cosa possiamo fare?

Noi cittadini ci sentiamo spesso – e ingiustamente – inerti di fronte a situazioni simili, come se il nostro contributo fosse irrilevante ai fini del contrasto all’inquinamento. Spesso siamo passivi, privi di idee perché magari non conosciamo bene i dati e come si sviluppa il fenomeno, o magari tendiamo a dare la colpa agli altri per scaricarci dalle responsabilità e sentirci con la coscienza pulita. Non è per forza un atteggiamento voluto e cercato perché i problemi e le questioni personali da risolvere sono veramente tante: vediamo quindi l’inquinamento come qualcosa su cui non possiamo intervenire, distante, impossibile da modificare. Noi una soluzione l’abbiamo trovata, è semplice ed a portata di mano: adottare un albero.

All’interno del report di Legambiente di cui abbiamo parlato prima, ci sono alcuni p0unti programmatici ovvero delle proposte per uscire dall’emergenza settore per settore. Riportiamo il testo integrale:

«Nelle città occorre ripensare l’uso di strade, piazze e spazi pubblici adattandoli in funzione delle persone e non delle auto. Obiettivo realizzabile pensando ad interventi di arredo urbano integrato a misure efficaci […] prevedendo nuovi spazi verdi nei centri urbani attraverso la piantumazione di alberi nelle vie del centro e delle periferie, aiuole supplementari, ma anche intervenendo sugli edifici e sui tetti.»

 

Adottare un albero: un gesto concreto contro l’inquinamento atmosferico

Qualche settimana fa è apparso su Internazionale un bellissimo articolo intitolato “Il mito del consumatore verde“. La loro tesi è questa: «da anni le aziende inquinanti cercano di scaricare sugli individui la responsabilità dell’emergenza ambientale. Ma cambiare le proprie abitudini non basta: l’unico modo di fare la differenza è l’azione politica.» Senza entrare in disquisizioni e dibattiti politici – non è il nostro lavoro e non c’interessa – siamo parzialmente d’accordo con questa tesi. Da un lato è vero: i governi nazionali e le giunte locali dovrebbero trovare pratiche comuni che abbiano l’obiettivo di una buona governance tra tutti i portatori d’interessi destinata a generare un impatto positivo concreto, visibile e sostenibile. Dall’altro, noi pensiamo che ogni cittadino debba fare attivamente la propria parte, senza nessun tipo di alibi: ne abbiamo già avuti abbastanza, di alibi.

C’é un gesto concreto, valido, duraturo, sostenibile: adottare un albero.

Gli alberi sono quelli che hanno radici e che sanno guardare il mondo. Sono testimoni, spesso da molto tempo prima di noi, dei cambiamenti in atto nel nostro pianeta perché vivono di più e sanno guardare il mondo dall’alto; questi esseri silenziosi ci accompagnano nella vita, ci proteggono dall’inquinamento, si prendono cura di noi senza chiedere nulla in cambio. Hanno molto da dire, se li stai ad ascoltare.

Lo scorso dicembre è nato il progetto del Comune di Padova: la creazione di un polmone verde grande quanto 12 campi da calcio in diversi punti della città. Gli alberi creeranno delle vere e proprie foreste urbane nel cuore della nostra città: adottando un albero del progetto Padova O2 potrai dare il tuo piccolo-grande contributo al miglioramento della qualità dell’aria e della vita cittadina.

Di seguito le aree in cui è ancora possibile adottare un albero. Più sotto, trovate gli alberi che potete adottare con una piccola descrizione degli impatti positivi e delle loro qualità.

Betulla
Caratterizzata da una corteccia unica nel suo genere la Betulla è snella, slanciata ed elegante. Simbolo di femminilità per molte culture è spesso associata all’inizio del ciclo vitale e alla nascita. Non pensate però che si tratti di un albero delicato. La betulla è molto resistente e sopporta bene gli sbalzi di temperatura.

Tiglio
Di grandi dimensioni, profumo gradevole e longevità questo albero nella mitologia greca era simbolo di accoglienza e amore. Grazie alle innumerevoli proprietà terapeutiche e al suo delizioso e delicato miele, questo albero si colloca di diritto fra quelli “belli e utili” per questo lo consigliamo a chi ama unire estetica e praticità.

Acero
È da sempre parte della cultura contadina ed è uno degli alberi che caratterizzano il paesaggio italiano. Grazie alle sue foglie giallo-ambrate diventa uno spettacolo durante la stagione autunnale.

Bagolaro
È un albero imponente, alto e slanciato dalla chioma quasi perfettamente tondeggiante. È conosciuto con moltissimi soprannomi, tutti che ricordano i suoi punti di forza: resistenza (anche all’inquinamento urbano), tenacia (le sue radici arrivano ovunque) e lunga durata.

Frassino
Altro magnifico e possente albero, che può arrivare anche a 40 metri di altezza. Albero sacro all’ ordine dei Druidi ed ai Celti in generale, il Frassino tra i suoi vari nomi viene anche chiamato Fràseno o Fràsano in dialetto veneto.

Olmo
Alto e imponente, è il vero e proprio principe dei paesaggi veneti. L’olmo ha una chioma larga ed elegante e il suo legno, resistente ed elastico, è perfetto per la produzione di mobili di qualità. Nel passato è stato utilizzato per fare i mulini ad acqua e per costruire alcuni tipi di navi.