Come l’albero di karitè sta cambiando la vita alle donne in Burkina Faso

Il nostro viaggio inizia lo scorso ottobre nella capitale del Burkina Faso, Ouagadougou. La più grande città del paese, centro culturale ed economico.

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Dalla capitale ci spostiamo verso ovest per raggiungere alcuni villaggi e alcune cooperative dove il progetto Risorsa Terra è attivo ormai da qualche anno. Abbiamo un duplice obiettivo: verificare come sta procedendo la coltivazione dell’albero di karitè e come vengono gestiti i vivai, ma capire anche quali sono i limiti e le difficoltà che le comunità stanno incontrando, per fornire loro le possibili soluzioni.

Mentre siamo in viaggio penso al motivo che ci ha portati qui: il Burkina Faso è fra i paesi più poveri al mondo, dove più dei due terzi della popolazione vive in condizioni di miseria. Per questo la malnutrizione infantile è largamente diffusa. Certo la soluzione non è dietro l’angolo, ma noi abbiamo gli strumenti, ne son convinto. Per questo abbiamo scelto l’albero di karitè (Vitellaria paradoxa): la produzione media per una singola pianta varia tra i 10 e i 20 kg, la quale inizia a produrre dal 15 anno di vita. Una pianta matura riesce a produrre anche 80 chilogrammi di noci fresche! Si tratta di un ottimo investimento che può cambiare le sorti di interi villaggi. Inoltre il burro di karité probabilmente avrà un notevole sviluppo nei prossimi decenni, come sostituto dell’olio dei grassi idrogenati o del grasso animale nel mercato internazionale.

L’albero di karité dà lavoro a centinaia di donne

Giungiamo a Dano, dopo oltre quattro ore di viaggio. Qui tempo e distanza hanno quasi un’altra unità di misura. Visitiamo un centro che ci dicono essere una “federazione delle associazioni per lo sviluppo e l’emancipazione delle donne del sud-ovest”, che lavora anche altri prodotti come il baobab, il moringa, il neré e il miele. Anche se la principale attività del centro rimane la produzione di burro di karité. Il centro raggruppa circa 45 associazioni, per un totale di oltre 800 donne,  il vero fulcro delle comunità. Un’ulteriore conferma di quanto la Fao ci dice da tempo: si calcola infatti siano le donne a produrre tra il 60 e l’80 per cento del cibo nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo e che siano responsabili della metà della produzione alimentare mondiale. Per questo è fondamentale rivolgersi a loro, ascoltarle e formarle.

È tempo di andare “sul campo” a toccare con mano i vivai e vedere come i villaggi lavorano la noce dell’albero di karité. La terra rossa qui è fertile e la vegetazione è ancora lussureggiante. Anche questo paese però è stato colpito da fenomeni siccitosi o alluvionali, che confermano che il cambiamento climatico non ha confini. Nei pressi di Tenkodogo abbiamo verificato le varie fasi della trasformazione della noce di karité. Trasformazione che ha mostrato tutti i suoi limiti: la fase di cottura in acqua bollente non risulta essere un fattore di contaminazione diretta della materia prima ma l’uso di acque superficiali anziché di pozzo possono contaminare il prodotto in modo irreversibile. Infatti in acque superficiali ci può essere una massiccia dose di pesticidi comunemente utilizzati nell’agricoltura familiare. Un altro punto critico è l’essiccazione a terra poiché è condotta nell’aia del villaggio in presenza di animali e in condizioni igienico sanitarie molto critiche. Con l’aiuto dei formatori locali abbiamo così suggerito alcuni piccoli accorgimenti, come l’essiccazione delle noci sopra un piano rialzato, che riduce il pericolo di contaminazione del prodotto.  

Nei villaggi del progetto Risorsa Terra, ci viene spiegato che la maggiore minaccia alla crescita delle piantine messe a dimora è la presenza diffusa del bestiame al pascolo, soprattutto capre; per questo insieme agli abitanti si è pensato di adottare qualche accorgimento, ovvero protezioni con rami di piante spinose mentre, nel caso di famiglie con qualche disponibilità economica, è possibile adottare delle strutture di protezione miste con paleria di legno e rete di plastica o rami di piante spinose intrecciati (da preferire comunque alla plastica).

Al di là delle ovvie difficoltà, sono le parole delle famiglie del villaggio che ci fanno capire che siamo sulla strada giusta. Non solo, l’albero di karité è stato inserito come potenziale pianta da alimento per la famiglia, soprattutto per l’integrazione alimentare dei bambini. Nei villaggi visitati in prossimità di Dano, il tasso di attecchimento delle piante è stato elevato, con circa 9 piante su 10 vive dopo un anno.

Possiamo tornare a casa con una certezza: l’albero di karité sta davvero cambiando la vita di queste famiglie e questo anche grazie ai sostenitori che hanno adottato una pianta attraverso WOWnature.

Che cos’è il progetto Risorsa Terra

Nato dal 2014 grazie a un’iniziativa della Regione Veneto, il progetto Risorsa Terra oggi vede collaborare 11 partner internazionali (fra i quali ricordiamo ACSA, AES-CCC, I Care e ProgettoMondo Mlal ed Etifor, consulente tecnico e creatore di WOWnature).

I partner hanno unito le loro conoscenze e realizzato un percorso di formazione per insegnare alle donne locali come utilizzare i prodotti della natura, promuovere la consapevolezza del loro ruolo nella società, con particolare attenzione ai temi della sicurezza nutrizionale.

Fino ad oggi sono stati piantati 2200 alberi, ma l’obiettivo è di arrivare a 10.000.

Come?
Con il vostro aiuto!