
Durante i nostri eventi di impianto, la domanda che riceviamo più spesso è quasi sempre la stessa: “Quali alberi catturano più CO2?”. Spesso accompagnata da un dubbio: perché non piantiamo specie a crescita rapidissima come la paulownia o l’ailanto?
Rispondere a questo interrogativo non è così banale come sembra. Se è vero che piantare alberi è una delle strategie fondamentali per contrastare la crisi climatica, fermarsi al solo dato dei kg di anidride carbonica sequestrati è un errore tecnico e strategico.
Gli alberi non sono semplici spugne di carbonio: sono organismi complessi che vivono in ecosistemi delicati. Il vero segreto per una riforestazione efficace non risiede nella velocità di crescita, ma nel principio della pianta giusta al posto giusto.
Come l’albero assorbe CO2
Partiamo dalle basi scientifiche. Gli alberi catturano la CO2 attraverso la fotosintesi clorofilliana, trasformando l’anidride carbonica in zuccheri (energia) e ossigeno. Il carbonio viene poi stoccato nel tronco, nelle radici e nelle foglie.
Tuttavia, la capacità di sequestro non è standard, ma dipende da un mix di variabili:
- Specie: un albero giovane a crescita rapida assorbe molto carbonio nell’immediato, ma sul lungo periodo sono le specie longeve e di grandi dimensioni a garantire uno stoccaggio stabile e duraturo.
- Contesto ambientale: il clima, la fertilità del suolo e la disponibilità idrica influenzano direttamente il tasso di fotosintesi.
- Gestione forestale: un bosco curato e gestito con metodo scientifico mantiene tassi di assorbimento più alti rispetto a un bosco degradato.
Per dare un dato concreto, un albero in condizioni naturali assorbe mediamente tra 20 e 50 kg di CO2 nei primi 10 anni di vita. Ma la quantità di carbonio è solo una delle metriche da considerare.
Il rischio delle specie performanti
Puntare esclusivamente sulla velocità di crescita può rivelarsi controproducente, se non pericoloso. Esistono specie come l’ailanto (Ailanthus altissima) che crescono rapidissimamente e colonizzano terreni difficili. Tuttavia, l’Ailanto è una specie aliena invasiva che distrugge la biodiversità locale e danneggia persino i siti archeologici come sta accadendo a Roma nel sito storico delle Mura Aureliane.
Un altro esempio fondamentale riguarda la storia delle Dolomiti. Nel dopoguerra si scelse di piantare quasi esclusivamente abeti rossi per la loro produttività. Il risultato è un bosco monospecifico, fragile e vulnerabile, che non ha saputo resistere all’impatto combinato della tempesta Vaia e dell’epidemia di Bostrico.
Scegliere specie autoctone e diversificate è l’unica strategia per creare boschi resilienti, capaci di resistere ai cambiamenti climatici e ai parassiti.
Oltre la CO2: i servizi ecosistemici
Se guardiamo solo alla CO2, ignoriamo la complessità e la bellezza della natura. Una foresta sana non è solo un deposito di carbonio, è una custode instancabile del nostro territorio.
Mentre noi viviamo le nostre vite, questi ecosistemi lavorano in silenzio per noi:
- Proteggono il suolo: le radici formano una maglia che previene l’erosione e il dissesto idrogeologico.
- Regolano il clima: attraverso la traspirazione, gli alberi rinfrescano l’aria, combattendo le isole di calore nelle nostre città.
- Custodiscono la vita: ogni albero è una casa per uccelli, insetti e piccoli mammiferi, garantendo quella biodiversità che rende il sistema resiliente.
- Purificano l’aria: la chioma funge da filtro naturale, catturando polveri sottili e inquinanti.
Rigeneriamo foreste resilienti
La prossima volta che deciderai di adottare un albero su WOWnature, guarda oltre il dato numerico dell’anidride carbonica. Scegliere una specie significa investire su un territorio specifico, sulla sua storia e sulla sua capacità di resistere alle sfide del domani.
Il nostro impegno, supportato dal rigore del metodo scientifico, è garantirti che ogni pianta messa a dimora sia un tassello di un mosaico più grande: un bosco vario, forte e capace di durare nel tempo.
Per noi una regola fondamentale è: la pianta giusta, nel posto giusto.
Vuoi aiutarci a rigenerare nuove foreste?



