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Riforestazione sociale contro la desertificazione

Riforestazione sociale contro la desertificazione
Tra i nostri primi progetti internazionali, c’è un progetto di riforestazione sociale in Burkina Faso, nell’Africa occidentale. Se hai sostenuto la crescita di un albero in quest’area, o hai intenzione di farlo, stai leggendo quello che fa per te.

Il Burkina Faso si trova nella fascia del Sahel: tra il deserto del Sahara a nord e le foreste tropicali dell’Africa Subsahariana a sud. Ha un clima semi-arido, frequenti periodi di siccità, suoli poveri e un’elevata pressione antropica dovuta al sovrapascolo e alle attività agricole. La vegetazione, dunque, scarseggia.
Questi fattori rendono il Burkina Faso un paese ad alto tasso di
desertificazione, spingendo le persone ad abbandonare la loro terra  e spostarsi altrove alla ricerca di migliori condizioni di vita.

Cos’è la desertificazione?

 

Secondo la Convenzione contro la desertificazione delle Nazioni Unite (UNCCD) del 1994, la desertificazione è “il degrado delle terre nelle aree aride, semi-aride e sub-umide secche, attribuibile a varie cause, fra le quali variazioni climatiche e attività umane”.

 

In Burkina Faso, le principali cause dell’alto tasso di desertificazione sono:
1) la scarsità di acqua e di precipitazioni combinati a lunghi periodi di siccità, che rendono la terra completamente secca e viene erosa dal vento, trasformandosi in sabbia

2) l’opera dell’uomo attraverso il pascolo e l’agricoltura troppo intensivi rispetto alla capacità dei suoli.

 

In rapporto alla crisi climatica, la desertificazione è sia causa che conseguenza. Causa perché in assenza di alberi e piante, il suolo non riesce a trattenere la CO2. Di conseguenza, la rilascia in atmosfera e genera l’aumento della temperatura.
Conseguenza perché se le precipitazioni diminuiscono e le temperature aumentano, il suolo è secco e ostacola la crescita di vegetazione. 

Riforestazione sociale contro la desertificazione

Come contrastarla? 

Tra le strategie di mitigazione della crisi climatica contenute nel report dell’IPCC del 2022, troviamo pratiche che WOWnature adotta da sempre:

– conservazione, protezione e ripristino delle foreste

– diversificazione e l’adattamento delle composizioni di specie arboree per costruire la resilienza e la gestione dei rischi crescenti di parassiti, malattie e incendi

– gestione sostenibile delle foreste

– cooperazione con gruppi locali e popolazioni indigene

 

Creare nuove zone verdi, piantando nuovi alberi, e proteggere quelle esistenti è il nostro lavoro. Facciamo in modo che alberi e arbusti rappresentino una risorsa, anche economica, per il sostentamento delle comunità locali. Così, consolidiamo il legame tra persone e natura, che da sempre apporta impagabili benefici. Infatti, in questo caso parliamo di un progetto di riforestazione sociale, pensato in armonia con l’ambiente e con chi lo vive. Curare e implementare il verde permette di contrastare la desertificazione, mantenendo il suolo più fertile possibile. In più, le radici degli alberi aumentano la ritenzione idrica del suolo e lo proteggono dalle alte temperature.

Grande Muraglia Verde africana: di cosa si tratta?

La Grande Muraglia Verde dell’Iniziativa per il Sahara e il Sahel (in francese: Grande Muraille Verte pour le Sahara et le Sahel; in inglese: The Great Green Wall of the Sahara and the Sahel Initiative, GGWSSI in acronimo) è un’iniziativa africana messa in piedi per lottare contro gli effetti del cambiamento climatico globale e della desertificazione. Guidata dall’Unione Africana, l’iniziativa ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita di milioni di persone attraverso l’impianto di differenti specie arboree che, formando una vera e propria cintura verde tra il Nord Africa, il Sahel e il Corno d’Africa, saranno in grado di fermare la desertificazione, creare un habitat autoctono per la fauna, offrire riparo, risorse alimentari e idriche per le comunità rurali.

 

Fu il biologo Richard St. Barbe Baker, nel 1952, durante una spedizione nel Sahara, il primo a proporre una “barriera verde” per opporsi all’avanzata del deserto: la sua idea per contenere il deserto era quella di realizzare una lunga fascia alberata larga 50 km. È stata approvata dalla Conferenza dei capi di Stato e di Governo della Comunità degli stati del Sahel e del Sahara nel corso della loro settima sessione ordinaria tenutasi a Ouagadougou, in Burkina Faso nel giugno 2005.

Durante la nostra ultima missione in Burkina Faso abbiamo visitato il Parco di Ouaga: assieme a Manitese e Acra, due ONG Italiane, stiamo collaborando ad un progetto di riforestazione, una vera e propria food forest di circa 1 ettaro che costituisce una parte della Cintura verde di Ouaga, una sorta di grande anello verde che si sta creando a Ouagadogou, la capitale del Burkina.

Una comunità resiliente e attiva

 

Un territorio fertile rende più forti anche le persone che vi abitano. Pensiamo alle specie piantate: baobab, karité, neré e moringa. Tutti alberi che forniscono nutrimento, spesso piantati all’interno di sistemi agro-forestali, cioè in concomitanza di un piccolo orto. Non si tratta solo di specie commestibili, costituiscono una vera e propria fonte di reddito. Per esempio, dal karité si ricava il famoso burro, utilizzabile sia in cucina che per la cosmesi come crema nutriente. La moringa sta diventando sempre più popolare come superfood in forma di capsule, oli, tisane e quant’altro. Insomma, sono alberi benefici sotto tutti i punti di vista e crescono insieme alla loro comunità. 

Vuoi contribuire a questo progetto virtuoso?

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